2015: un nuovo film!

La coppia storica Johnny Depp – Tim Burton è in procinto di realizzare un nuovo film nel 2015!
Johnny Depp e Tim Burton nuovamente insieme nel 2015 per un nuovo film dal taglio dark: una delle più affiatate coppie di Hollywood, professionalmente parlando, è pronta per l’ennesimo progetto.

Nell’ultimo Festival di Cannes il regista Tim Burton aveva annunciato il suo prossimo film Big Eyes, del quale già sono cominciate le riprese e vede protagonistaChristoph Waltz, incentrato sull’illustratrice Margareth Keane, nota per i suoi disegni di bimbi dagli occhi giganti. Una volta realizzato questo progetto, che uscirà in Italia grazie alla Lucky Red, sembra che Burton abbia un altro sogno nel cassetto: realizzare un film su Edgar Allan Poe.

Johnny Depp, Tim Burton ed Edgar A. Poe: regista amante delle tinte dark, lettore sin da piccolo delle opere di Poe, il buon Burton ha deciso di proporre un progetto filmico sul poeta horror più celebre al mondo. Sta lavorando alla sceneggiatura con Scott Alexander (sceneggiatore anche di Ed Wood e del nuovo Big Eyes), con la volontà di donare il proprio taglio arty e dark ad un personaggio molto amato dai fans del gotico.

Il personaggio di Poe che sarà protagonista della vicenda sarà interpretato dall’amico Johnny Depp. Pare che ancora tutto sia da ufficializzare persino sul taglio della storia che potrebbe essere realizzata addirittura in stop-motion (in tal caso Depp sarà il doppiatore) oppure con un taglio alla Sleepy Hollow, altra perla cinematografica della coppia Depp – Burton.

Dopo il discusso, ma pur sempre apprezzabile Dark Shadow ed il precedente flop di Alice in Wonderland, ora i fans potrebbero sperare che Johnny Depp e Tim Burton possano rinverdire il loro sodalizio con questo nuovo film in fase di progettazione che potrebbe vedere la luce nel 2015.

9: quando Tim Burton è produttore

http://www.youtube.com/watch?v=Yh9ljDwg_v8

Nonostante il film sia stato realizzato con la grafica computerizzata, ricorda, per l’uso dei pupazzi animati, la tecnica del passo uno usata dallo stesso Burton per la realizzazione di film come Nightmare before Christmas del 1993 e La sposa cadavere del 2005.

Nel futuro le macchine si rivolteranno contro di noi che le abbiamo create. L’intelligenza artificiale raggiungerà un livello di consapevolezza tale da generare pensiero indipendente e una conseguente ostilità verso la razza umana. Lo abbiamo visto accadere mille volte al cinema, quello che non avevamo mai visto era invece quello che succede dopo la grande guerra tra uomini e robot, quando non ci sono più sopravvissuti. Da lì prende le mosse 9, raccontando di un manipolo di strani esseri meccanici, grandi quanto penne stilografiche ma pieni di sentimenti a differenza delle macchine ostili. Se però gli uomini non sono sopravvissuti al conflitto, nemmeno le macchine stanno meglio. Nella terra ridotta ad un cumulo di resti e macerie l’ultimo rimasto dell’esercito degli automi è un cane robot, feroce e incattivito, che bracca i piccoli esseri di iuta e ingranaggi per conquistare uno strano bottone.
Prendendo le mosse da un cortometraggio candidato all’oscar nel 2005 e grazie allo sforzo economico di due fan come Timur Bekmambetov e Tim Burton, 9 è riuscito a diventare un lungometraggio che si presenta come una boccata d’aria fresca sia nel panorama dell’animazione in computer grafica che in quello della fantascienza distopica. Shane Acker riprende il tema classico del conflitto tra umano e meccanico (e quindi tra spirito e materia), procedendo nel medesimo solco di Wall-E (lo scontro avviene tra due tipi di macchine alcune più umane delle altre, senza la presenza di esseri viventi), inventando uno scenario molto debitore al gotico burtoniano, agli incubi di Kyle Reese di Terminator e allo stesso Wall-E, e sfruttandolo nella migliore delle maniere.
Sebbene infatti il film risenta di alcuni momenti morti e di un ritmo altalenante fatto di improvvise accelerazioni e lunghe pause narrative che nuociono alla fruizione, è innegabile come sia capace di generare una serie di immagini che colpiscono e rimangono impresse nella memoria. Inoltre raramente in un film occidentale, si era visto un protagonista così fallace, che lungo il corso del racconto compie tanti e tali danni di cui pagano lo scotto i suoi amici.

La vera impresa di Shane Acker sembra dunque essere stata più di carattere filmico che inventivo. L’animismo che penetra le macchine, i personaggi con occhi particolarmente grandi e portatori d’espressività, il destino apocalittico dell’umanità concentrato nelle mani di piccoli protagonisti e un certo rapporto creatura/creatore, ricordano molto la produzione nipponica in materia, mentre lo svolgimento narrativo è ricalcato su quello delle narrazioni videoludiche, le quali solitamente partono a storia già iniziata con una serie di misteri che vanno svelandosi lungo il gioco (emblematica in questo senso la prima inquadratura con il punto di vista del protagonista, che sembra venire da un’avventura grafica). La sua parabola illuminista, piena di speranza nella tecnologia come strumento dell’umanità e non necessariamente suo nemico, ha dei picchi puramente cinematografici che sorprendono ed emozionano. E se lo svolgimento può sembrare in certi punti affrettato e raffazzonato, 9 sa conquistare lo spettatore con improvvise impennate di puro cinema che compensano i momenti più deboli.

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street

http://www.youtube.com/watch?v=L_hgrfZVlJA

In the Victorian London, the barber Benjamin Barker is married to the gorgeous Lucy and they have a lovely child, Johanna. The beauty of Lucy attracts the attention of the corrupt Judge Turpin, who falsely accuses the barber of a crime that he did not commit and abuses Lucy later after gaining custody of her. After fifteen years in exile, Benjamin returns to London under the new identity of Sweeney Todd, seeking revenge against Turpin. He meets the widow Mrs. Lovett who is the owner of a meat pie shop who tells him that Lucy swallowed arsenic many years ago, and Turpin assigned himself tutor of Johanna. He opens a barber shop above her store, initiating a crime rampage against those who made him suffer and lose his beloved family.

ImmagineThe set designed by Burton in collaboration with Dante Ferretti, who had worked with Fellini, De Palma and Scorsese are especially ingenious. They create a powerful impression, borrowing features from boh the Gotham City of Batman movies and the industrial streetscape that opens “Charlie and the Chocolate Factory”.

Sweeney Todd is the return of an Edward who is as desperate as magnificent. Seventeen years later, Edward returns under another name: Sweeney Todd. His face has aged but it has not really changed. Edward seems to be in a sorry state: he know he has hands, but his harm is only complete, he sighs, when he has the razor in his land, and he takes up his old profession, cutting hair. Something has changed in the character’s inner nature. Innocence has gone and his heart has turned into a hard, dry stone, harbouring nothing but hatred for others and demanding revenge.

Depp is still the same Burtinian hero, the same complex, imaginative, sensitive, uneasy “feminine” child, despite his harder features.

Edward has come back, bruised and bitter, to turn his scissors and blades into weapons against the society that rejected him.

The story takes place in a mid-nineteenth-century London, where society is rigid and puritanical, with judges as merciless as they are corrupt, and the public hungry for novelty and powerfull sensations. The city was recreated in the studio by Burton, a gigantic, grey macrocosm, swarming with life, echoing to screams and bustling with activity.

ImmagineThe Demon Barber is unlikely ever to have existed, but he is the stuff of urban legend. The city became an urban stage that seemed a suitable setting for these morbid fantasies.

Sweeney Todd is a “musical tragedy”, an opera devoid of hope. Even the heroes are evil: the child who helps the couple to succeed in their macabre business is, of course, manipulated, but he is also an alcoholic, hypocritical and corrupted; Baker’s wife has turned into a mad, pertiferous old woman spouting predicrions of the end of the world that nobody listens to. Sweeney Todd and Mrs Lovett are irremediable: they love killing. It’s a matter of revenge for him, and one of economic necessity for her. Depp and Bonham Carter are the more disquieting in these terriflying roles since they are relatively young.

Sweeney Todd cuts the throats of the innocent and the guilty alike, ordinary members of society as well as those on its margins: every man who enters his salon unaccompained descends to that Hell, astonished himself by the quantity of blood that spurts from his gaping throat. The blood is omnipresent: it’s a cannibalistic methaphor for an inhuman civilization in which the sign of omnipotence consist on crushing one’s neighbourm and eating them.