Edward mani di forbice

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Un vecchio scienziato muore prima di essere riuscito a fare della sua meravigliosa creatura tecnoumana le mani, che sostituisce con delle forbici. Il giovanotto, che vive in un castello, viene adottato da una famiglia, va ad abitare nel sobborgo di una moderna città americana, ma è infelice perché odiato dai vicini per la sua diversità. Nonostante ciò, è la favola più originale uscita da Hollywood, nella sua miscela di tenerezza e crudeltà. Il talento grafico di Burton, con il quartiere residenziale di pistacchio e caramello, con l’assurdo e minaccioso castello, con Edward che con le sue cesoie tosa i cani e modella cespugli) è al servizio di un universo intensamente “poetico”

Edward mani di forbice (Edward Scissorhands) è un film di Tim Burton del 1990 con Johnny Depp. Le origini di Edward mani di forbice si hanno nei disegni d’infanzia dello stesso regista, che rifletteva così i suoi sentimenti di isolamento e di incapacità di comunicazione con le persone intorno a lui. Burton affermò che era spesso solo e aveva problemi ad intrattenere amicizie. “Avevo la sensazione che le persone avevano semplicemente quest’impulso a lasciarmi da solo per qualche ragione, non so esattamente perché“.

Il film è una fiaba drammatica situata in un’esagerata e altamente stereotipata visione del sobborgo americano e della tipica famiglia americana che vi abita. Combina intenzionalmente i cliché e gli stili cinematografici dagli anni cinquanta agli anni ottanta. Il concetto, e molti dei temi di Edward mani di forbice, possono essere comparati al romanzo gotico inglese Frankestein di Mary Shelley e alla leggenda francese de La bella e la bestia.

La critica acclamò il film come un racconto senza tempo sull’amicizia; è spesso citato come il miglior film di Burton. Egli stesso considera Edward mani di forbice come il film che più incarna il suo lavoro personale.

Il regista affermò riguardo al film ed alla scenografia che “Molto di essa rappresentava per me un ricordo della mia crescita in periferia. Non è un cattivo posto; è un posto bizzarro. E’ un luogo in cui alcune persone crescono e si chiedono… Perché ci sono resine d’uva sul muro? (ma altri no). Tentammo di renderlo divertente e strano senza essere critici. E’ un posto in cui è presente molta integrità”.

Edward mani di forbice è una fiaba sulla diversità, sul rapporto tra la massa e l’individuo che da essa si distingue. Edward è il modello degli eroi del cinema di Burton; è introverso, solitario. Agli occhi degli altri, dei normali, è un mostro, un diverso. Nella sua diversità è speciale, dotato di qualità e sensibilità eccezionali. Resta chiuso nel suo castello, nel suo spazio esclusivo, nel suo mondo, ma sogna di uscirne, di aprirsi all’esterno. Così varca la soglia che divide il suo mondo da quello degli altri. Edward rappresenta l’adolescente, o meglio un tipo di adolescente. Come Edward, l’adolescente è un individuo incompiuto, non più bambino, non ancora adulto; ha in sé il seme della diversità, della sensibilità, della pulsione naturale a superare regole, apparenze e convenzioni.

Edward è il modello dell’adolescenza come età in cui lo sviluppo di un’intera vita interiore può portare all’isolamento. Nel mondo esterno Edward presenta la sua diversità: è come un bambino, che deve imparare le regole della società. Ma la sua diversità è soprattutto fisica, dovuta alle forbici, segno della sua incompiutezza e simbolo dell’impossibilità di comunicare, di avere contatti umani. Tuttavia questo handicap si rivela per Edward una risorsa, per la sua abilità nell’intagliare.

Egli si afferma con la sua creatività, col fare arte. L’incontro con Edward produce negli altri diverse fasi di reazione: prima l’attrazione curiosa, poi lo sfruttamento ed infine il rifiuto e l’espulsione. La società giunge a voler cancellare la diversità dal momento che la vede come pericolosa per i propri equilibri. Così Edward torna a chiudersi nel mondo in cui è venuto.

Continuerà comunque a tagliare blocchi di ghiaccio, a far scendere la neve sulla città, a mantenere un contatto, sia pure labiale, con il mondo esterno.


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