Dark Shadows: un’opera visivamente ricchissima e piena di “spirito”

“Si dice che il sangue sia più denso dell’acqua!” (cit. Barnabas Collins)

http://www.youtube.com/watch?v=mzhXPfJuzrg

A metà del XIII° secolo, i coniugi Collins e il figlioletto Barnabas salpano dall’Inghilterra alla volta del Maine, dove avviano un impero commerciale e favoriscono la nascita di una cittadina che porta il loro nome: Collinsport. Anni dopo, Barnabas è un giovin signore ricco e di bell’aspetto, che s’innamora perdutamente della dolce Josette e infrange così il cuore di Angelique Bouchard, che lo aveva servito e adorato. Assetata di vendetta, Angelique, che è una potente strega, lo tramuta in vampiro e lo fa seppellire vivo. Al suo risveglio, nel 1972, Barnabas scopre che il suo maniero e la sua famiglia sono andati in rovina e che l’intera città vive nel mito dell’intraprendente Angie, imprenditrice di successo e vecchia conoscenza di Barnabas.

Basandosi su una sceneggiatura di Seth Grahame-Smith (l’autore di “Orgoglio e Pregiudizio” e “Zombie“) e sulla serie televisiva di Dan Curtis (1966-1971), Tim Burton realizza con Shadows,un film visivamentericchissimo ma anche pieno di “spirito”. Se del regista si è soliti apprezzare la passione per l’inconsueto, questa incursione nel terreno dei vampiri può lasciare esitanti, ma con questo lavoro, Burton dimostra ad ogni inquadratura di essere superiore alle mode, anzi, ad esser precisi, di trovarle curiose.

Mai come questa volta ci troviamo in un mondo popolato di creature simili tra loro, almeno apparentemente. Per ragioni diverse (l’età ingrata, il vizio dell’alcol, la capacità di vedere i fantasmi o la natura vampiresca) i Collins e i loro entourage sono tutti strani, chi più chi meno. Lo sono e basta, come i componenti della famiglia Addams. Ma all’interno di questo mondo e di quest’epoca in cui la bizzarria è quasi la normalità, Burton opera i distinguo che fanno battere il cuore al suo film: perché non tutti i mostri sono uguali e non tutti sono mostri allo stesso modo.

All’horror alla James Whale, al melodramma kitsch e soap-operistico, Burton aggiunge un ingrediente (estraneo all’originale televisivo) senza il quale questo film non sarebbe lo stesso, nemmeno lontanamente: un leggero e purissimo umorismo. Le unghie di Barnabas che testano l’asfalto, la sua brama per la lava rossa nella lampada, la sua perplessità per Scooby Doo, o gli hippies in brodo di giuggiole per Eric Segal, sono la testimonianza del divertimento che Burton ha sperimentato preparando e girando. E noi ci divertiamo con lui, assistendo alla resurrezione dalle tenebre del piacere dello spettacolo cinematografico, lo stesso piacere del ragazzino che gioca a rifare i film mettendoci del suo (e quando si parla di Tim Burton, il “suo” è tantissimo).
La sensazione è che, oltre questa summa barocca di generi, ispirazioni (pittoriche e cinematografiche, lontane e vicine), gusti e personaggi, Burton non potrà, forse, che ricominciare da qualcosa di davvero altro. Attendiamo con rinfrescato interesse.

Curiosità:

  • La dieta del vampiro: per prepararsi al so ruolo di Barnabas Collins nel film Dark Shadows, Johnny Depp si è dovuto sottoporre a una dieta a base di tè verde e frutta a basso contenuto di zuccheri, perdendo peso fino ad arrivare a circa 63 kg.
  • Una full immersion negli anni ’70: il regista Tim Burton voleva che il suo Dark Shadowsriflettesse anche visivamente il periodo in cui era ambientato; così, Burton ha voluto che il direttore della fotografia Bruno Delbonnel guardasse diversi film di vampiri degli anni ’70, così da fargli catturare il look cinematografico di quel periodo.
  • L’entusiasmo di Chloe: durante le riprese di Dark Shadows, Chloe Moretz si è detta entusiasta di aver avuto la possibilità di lavorare con Tim Burton, tanto che quando le è stato comunicato che il regista la voleva nel cast del suo film è rimasta piacevolmente sorpresa. “E’ sempre stato un sogno per me, lavorare con lui” – ha spiegato Chloe – “e lavorare insieme ha superato le mie aspettative. E’ una delle persone più normali e carine che conosca, e poi è tremendamente creativo!” L’attrice ha raccontato che il primo giorno che è arrivata sul set si è trovata davanti tutto il cast del film e per lei è stato quasi “surreale”: “Dovevamo girare la scena di una cena o una colazione con Helena Bonham Carter, Johnny Depp, Michelle Depp e Michelle Pfeiffer e c’erano loro e gli altri attori del cast seduti a questo tavolo enorme. E durante la scena io dovevo prendere posto a questo tavolo, accanto ad attori fenomenali, mangiare con loro, diretta da uno dei registi più talentuosi che ci siano…”

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