La fabbrica di cioccolato

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La fabbrica di cioccolato è un riadattamento del classico per ragazzi di Roald Dahl, uno dei primi libri che Tim Burton ricordi di aver letto. A proposito del libro, Tim ha descritto questo libro come un’opera piena di dettagli, nella quale le emozioni e l’atmosfera che vengono ricreati sono quasi tangibili. Quando Tim andava a scuola, venne assegnato a lui e ai suoi compagni il compito di scrivere una lettera a una persona famosa e lui scelse proprio Roals Dahl, che gli rispose con una cartolina dall’Inghilterra. E’ stato il suo primo contatto ravvicinato con uno scrittore ed un grande onore per lui. Proprio per questo motivo Tim ha sentito una responsabilità maggiore nel riadattare questo libro per il cinema.

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Il fantasmagorico Willy Wonka, il più grande cioccolataio del mondo, vive da anni chiuso dentro la sua magnifica fabbrica, che apre i cancelli solo per far uscire i carichi di dolci che vengono venduti in tutto il mondo. D’improvviso, la novità: dentro cinque tavolette di cioccolato si trovano altrettanti biglietti d’oro che danno diritto ad una visita di un giorno intero nella fabbrica di cioccolato. Per uno dei bambini c’è in serbo anche un premio speciale. Tra i cinque c’è il giudizioso Charlie, che col nonno Joe spera di poter vincere l’ambito premio. Man mano i bambini vengono eliminati, fino a quando Charlie resta l’unico rimasto al fianco di Willy Wonka, per divenire il suo fratello spirituale, il suo successore e futuro capo della fabbrica e il guardiano di tuti i suoi segreti.  Questa “paternità” rappresenta per eccellenza lo stile di Burton, combinando la fantasia estrema ai più reconditi e bui misteri del passato di Willy Wonka. Tim non ha avuto dubbi sulla scelta dell’interprete di Willy: Johnny Depp. E’ stato proprio quest’ultimo a proporre al regista Freddie Highmore per il ruolo di Chalie, essendone stato colpito dalla sua performance nel film “Finding Neverland”, nel quale hanno lavorato insieme. La madre di Charlie è l’immancabile  Helena Bonham Carter, moglie del regista e presente nella gran parte dei suoi film.

Riconosciamo subito l’universo burtoniano all’interno del film, a partire dalla stessa fabbrica. La fabbrica di Willy Wonka è il centro del film, un mondo a parte, isolato dalla piccola città industriale, con la sua immensa grandezza, il suo aspetto inpenetrabile e i sinistri macchinari. All’interno di essa Willy Wonka è allo stesso tempo sovrano e prigioniero, come “Edward mani di forbice” nel suo castello gotico.

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Non esiste vita all’interno della fabbrica, nessuna traccia di lavoratori o visitatori. Così rigidamente e meccanicamente disumanizzata sa sembrare un campo di concentramento: la cioccolata viene prodotta in base a un sistema di produzione meccanica, un “incubo meccanico” che riflette un trauma infantile. E’ stata, infatti, proprio la mancanza della madre di Willy a dare a Tim una grande opportunità, assieme al rapporto che aveva con suo padre, un dentista che impediva a suo figlio di mangiare dolci o caramelle ad Halloween perchè ossessionato dalla dentatura perfetta. Il risultato di questa ossessione è stato che Willy, una volta cresciuto, sia andato via da casa per divenire l’opposto del padre, il più grande esperto di cioccolata del mondo. Il trauma è ben visibile anche sotto un punto di vista linguistico: non riesce a pronunciare le parole “genitori” o “papà” senza che gli venga un senso di nausea. Willy Wonka non è un semplice personaggio burtoniano, sembra un nevrotico: ha la fobia del contatto con le altre persone, vive in isolamento senza altre presenze fisiche, solo nel suo mondo, con le sue nevrosi e le sue invenzioni.

Burton sembra meno interessato al personaggio di Charlie, che descrive come una “figura allegorica”, l’unico personaggio puro e perfetto, non corrotto. Potrebbe vivere in qualsiasi altro luogo e preservare la sua innocenza.”La fabbrica di cioccolato” è un film pieno di disperazione e tristezza, in cui traspare il messaggio che i bambini (ad eccezione del modello rappresentato da Charlie) sono stati privati della loro innocenza.

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